“Che sia io, per te, lo specchio…”

Gresia Agosta @gresiaagosta racconta Edward Hopper per la rubrica raccontARTE.

– Perché ti ostini a startene lì seduta?
Quanto pensi di dover rimanere ancora aggrappata ai tuoi ricordi, messi lì tutti
in fila in quell’umile diario?
A cosa pensi possa servire? Forse a guarirti? Domandò lui.

– Se solo anche tu avessi scritto qualche volta in vita tua, potresti capire cosa significa; io non sono qui seduta perché ho smesso di dare un senso alla mia vita, anzi, è proprio perché voglio continuare ad averne una di vita che lo faccio. Ti rendi conto che rileggere la Me del passato mi serve a
conoscere la Me del presente che non riconosco più?
Questo diario mio caro Enrich, mi rispecchia più dello specchio alla mia sinistra. Potresti soltanto provare a comprendermi una volta per tutte?

– Vedi, Anne, io ti amo da tutta una vita, ho sentito e ho scelto di farlo e sono ancora qui, nonostante quella tua bellissima chioma di capelli biondi non sia più tale e il colore dei miei baffi oramai sia lo stesso del fumo di quest’ennesima sigaretta, nonostante le nostre pelli siano oramai raggrinzite e nonostante le lancette degli orologi delle nostre vite sembrino correre impazzite, quasi a voler completare il giro nel minor tempo possibile; per questo allora io ti dico, non pensi sia il caso di alzarti e sentire il sole sulla tua pelle proprio qui vicino a me piuttosto che in questa poltrona che sembra oramai essere il tuo unico posto?
Dov’è finito il tuo spirito combattente?
Perché ti ostini, ancora una volta ti chiedo, a rivederti solo nel passato?

– Perché a quel tempo ero felice, i tuoi affari erano anche un po’ miei, ero capace di far di conto e la mia testa funzionava perbene.
Adesso invece la mia testa è un arido deserto, non fiorisce più nulla, tutto è
fugace, non riesco più a fissare le cose importanti e che ne sarà di me se non potrò più ricordare nulla, cosa porterò via con me un giorno, che tra l’altro – probabilmente – non tarderà ad arrivare?

– Allora per questo io ti dico, vieni qui accanto a me, quello che questa finestra
ci offre osserviamolo insieme… di me non hai dimenticato nulla, i tuoi occhi mi guardano come fosse il primo giorno, mi hai sempre aiutato e ho trovato sempre in te un appoggio, mi sei rimasta accanto anche in preda alle mille scartoffie che occupavano la mia scrivania ed io sono qui per aiutarti a
costruire ancora qualcosa di bello, se anche tu non potessi ricordare nulla, ma vuoi almeno provare a viverla qualcosa di nuovo? E poi, chi ti dice che accanto a me, accanto all’uomo che hai amato per tutta
una vita, tu non possa riconoscerti?

– Forse per paura di non essere più la Donna che ero…

– Ma tu sei la Anne di sempre per me, tu sei la Anne che ho scelto di amare pur
sapendo che ad entrambi, i segni dell’età non ci avrebbero risparmiato…ho
sempre ammirato il tuo amore per la scrittura ma, accanto ad essa, dammi la
possibilità di essere io lo specchio verso il quale, voltandoti, tu possa riconoscerti, ancora una volta, ancora oggi!

Gresia Agosta @gresiaagosta

#raccontARTE: Edward Hopper, Hotel vicino alla ferrovia

 

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