“Il quadro per l’ispirazione…”

foto: Gaetano Narducci @gaetanonarducci; 


Di storie se ne possono trovare da tutte le parti, sta a noi scegliere quali raccontare. Un personaggio può essere qualsiasi persona, qualsiasi cosa…se nella nostra mente prende vita, assume un colore, una voce. Anche un oggetto ordinario, che vediamo ogni giorno, tocchiamo, sfioriamo…una persona con la quale parliamo, di sfuggita, per le scale o sul pianerottolo di casa.

Lo spazio di fronte al portone d’ingresso, oggi, si offre a me come un enorme dipinto da cui attingere. E mi chiedo: siamo noi a raccontare l’arte o è l’arte a raccontarsi a noi? Siamo noi che la cerchiamo o è lei che viene fuori dal suo nascondiglio quando ritiene opportuno?
Faccio qualche passo, esposto a questa luce che mi sembra nuova, sento una brezza fresca e piena di parole sfiorarmi il volto. Osservo tutto e mi lascio osservare, nella stasi di questo momento: rilasso i muscoli, distendo le membra e faccio aderire bene le suole delle scarpe al calore del cemento; inspiro profondamente, provo a chiudere gli occhi, per ascoltare meglio ogni odore, ogni rumore; e sento la strada ribollire sotto i piedi: percepisco sempre di più che oggi il mondo vuole raccontarmi qualcosa.
Riapro gli occhi lentamente, come fosse un rito catartico e sacro, le ciglia si alzano piano come due saracinesche un po’ arrugginite.

Il quadro per l’ispirazione mi si offre più chiaro e nitido: sta invitando a un banchetto di nozze la mia creatività sopita.
Osservo tutti e tutto, immagino anche i dialoghi al bancone del bar, al tavolino assolato, alla cassa della frutta, dentro la vecchia merceria. Assuefatto di odori e sapori, mi giunge aroma di caffè, poi odore di basilico, dal sacchetto della signora che mi passa di fianco (ha una gonna a fiori che continua ad ondeggiare anche quando scompare dietro la via); un colpo di vento porta una fresca ondata di gelsomino.
I miei occhi cercano come falchi affamati qualcosa su cui soffermarsi.

Eccolo lì. Il signore che sta seduto sulla panchina sotto il grande albero: lo vedo sempre, ma sento che oggi ha qualcosa da dire. Riesce a parlare alle mie pagine bianche, sgualcite nella tasca dei jeans e forse logorate dal tempo.
Mi divincolo da questo intorpidimento sognante e inizio a camminare piano; abbandono la mia postazione una volta individuata la preda…

Mentre passo davanti a lui, cammino lentamente: l’anziano signore si accorge di me, gira la testa e segue il mio sguardo, con movimenti quasi impercettibili.
Il tempo si ferma, osservo il grande albero ripararlo affettuosamente dal sole del mattino; le sue foglie filtrano la luce in modi fantasiosi, come per intrattenere un vecchio amico. Mi accorgo che quel personaggio è parte di questo posto ormai, gli appartiene quanto le radici del grande albero, quanto il caffè all’angolo con l’insegna un po’ sbiadita e il tabacchino che rimane anche se non c’è più. Fa parte di questi luoghi e sarà sempre parte di questo mio fotogramma mentale, che sembra non aderire più alla realtà, ma trovarsi in un tempo sospeso, quello delle mie storie, quello dove iniziano i vicoli e le strade dei miei romanzi.
Questo esatto momento della creazione, in cui siamo solo ispirazione, storie che emergono, è totalmente fuori dal tempo normale, siamo sospesi nella dimensione delle nostre storie. Metà e metà tra un mondo e l’altro…

Ecco, finalmente: una nuova storia, proprio adesso, sta prendendo forma nella mia mente. Ma oggi non è merito mio: è stata lei a trovare me.


Anna Toscano @rossofloyd

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