“Una casa diversa da come l’hai lasciata…”

Foto: Silvio Iammarino (@glauco_).

Direttamente dal nostro “Cantiere delle Idee”, un racconto sospeso tra passato, presente e futuro, che nasce da una collaborazione tra Anna Toscano, Mattia Cappellazzo e Silvio Iammarino (per la rappresentazione fotografica del brano).

“Ciao, volevo solo dirti che sto andando ad aprire la vecchia casa di nonna, ti chiamo stasera, forse ne avrò bisogno.”
Una casa diversa da come l’hai lasciata. Pensavi fosse scolpita nel tempo, invece è cambiata anche lei. Le mura, le imposte, le vecchie finestre: hanno sapore di passato, ricordo, di vecchio, stantio....non l’avresti mai detto.
Ai luoghi d’infanzia piace giocare col tempo, prendersi gioco di noi, della nostra memoria, ci danno percezioni alterate.
“Maledetta nostalgia” Starai sussurrando, mentre spolveri con le dita una vecchia fotografia.

“La cornice migliore per l’unica nipote femmina...”
Stai ripensando anche tu alla frase di nonna, ne sono certo.
“In fondo, se cresci insieme a una persona, va a finire che pensate le stesse cose nello stesso momento, quasi all’unisono...” Dicevi, guardando il vuoto, appoggiata al muro azzurro chiaro della nostra camera. -Sto guardando la te del passato, ma devo tornare al presente.-
Sei ferma al centro della stanza, un vecchio specchio impolverato che non ti guarda più. Tieni stretta in mano la cornice d’argento; una bimba ti sorride da lì: pelle bianca, tonda in viso, capelli bruni raccolti.


Ti osservo come se fossi un regista, questo racconto si srotola davanti a me, una pellicola strana, impolverata, surreale...eppure così vera. Attraverso la cinepresa guardo la bambina che viene dal passato uscire dalla fotografia e materializzarsi lì accanto a te. Ti tiene per mano.

D’altronde lo sa anche lei, non potresti andare in giro da sola, in mezzo a tutti quei ricordi. Tu dicevi sempre: nel salone di nonna tutti i quadri sono storti, come i suoi occhiali. E non volevi che li raddrizzassi perché dovevano rimanere così.
“In mezzo a tutte quelle fotografie rischi di diventare un ricordo anche tu, se ci stai a lungo...” Avevi detto, mentre il sole di casa ti accarezzava, uno di quei pomeriggi in cui ci incantavamo per ore a guardare il pulviscolo ondeggiare, in una danza di minuscoli frammenti in controluce.

Ora cammini insieme alla bambina che non sei più, lei non sa chi diventerà, ma ti conosce: sa che deve tenerti stretta, ché potresti annegare nella nostalgia; stai viaggiando nel tempo, mentre attraversi piano il corridoio, pestando anni di vite e mattonelle di marmo grigio. Ricordo ancora l’odore di caffè che solo la nonna sapeva fare, quello che stringeva con le sue mani grandi e macchiate di nero. Non dimenticherò mai l’odore di quella cucina tutta bianca, illuminata dal sole della domenica; riesco ancora a vederla sorridermi, di fronte ai fornelli e staccarsene subito, appena arrivati i nipoti.

- Brucerai tutto così.-
- E chi se ne frega? Ci sono i bambini!- Sorrideva un po’ incurvata dal tempo. Il suo abbraccio sembrava passarmi un po’ della sua saggezza.

Torno da te: so benissimo dove sei diretta. Ti muovi lentamente senza distogliere lo sguardo da lei...la fatidica porta di legno che racchiude il tuo passato migliore. Il legno rigato ti restituisce lo sguardo: rimane impassibile, a conferma di essere un ottimo custode. La bimba accanto a te sta fremendo di emozione: nel body rosso del suo primo saggio di danza agita impaziente la testa e i nastrini colorati, che ondeggiano dall’acconciatura improvvisata da mamma, fatta con tanti sforzo e infiniti ferrettini infilati a casaccio nei capelli marrone scuro.

La porta si apre, un po’ di polvere si solleva. La bambina non c’è più: ci sei solo tu, ferma nella contemplazione di te stessa allo specchio, nella contemplazione della tua stanza preferita...quella dove hai imparato tutto sull’arte. La stanza per l’ispirazione, così la chiamavate tu e il nonno.

- Ero un po’ geloso di quel vostro posto segreto e inaccessibile, lo ammetto. Ma, alla fine, sono diventato anche io un artista, chi lo avrebbe mai detto.-

Sei ancora immobile, antiche parole echeggiano ovunque, anche quelle che non hai detto mai. Stai provando qualcosa in fondo al tuo ventre; una sensazione simile a quando hai girato l’antica serratura d’ingresso, piena di meccanismi e intoppi. Ti guardo da sopra adesso, perché non voglio vedere la lacrima che scende lenta mentre stai al centro della vostra stanza per l’ispirazione. Oh sì, me lo ricordo, era cosi che la chiamavate.

Starai sentendo l’eco dei ricordi, seguirai il loro riecheggiare dentro di te. Non è solo il tempo a giocare con noi o la nostra memoria, anche le sensazioni riaffiorano e ci mettono alla prova...come la sensazione di libertà quando danzavi; le tue bellissime coreografie, durante le quali, fra il pubblico, riuscivi ad intravedere il nonno, lui c’era sempre. Ti vedo, nella stanza dell’ispirazione: riesco a vedere i ricordi che ti si attaccano addosso, ti vedo scorgere il tuo vinile preferito, che è ancora lì, sul giradischi. Ancora un po’ impolverato lo accendi, chiudi gli occhi e inizi a danzare, nella stanza come fra i ricordi, rivivi tutto, ogni singola emozione e istante. La musica ti trasporta e come un pennello, pian piano, disegni il quadro del tuo futuro: un quadro che ai tuoi occhi, dopo la visita a questa vecchia casa, diventa sempre più nitido e chiaro.


Vedo la determinazione nei tuoi occhi aumentare giorno dopo giorno...e vederti di nuovo danzare, anche da qua su, rimane una delle cose più emozionanti di sempre.
“Tu rinasci, quando danzi.”

Ben presto capisco che a danzare non sei solo tu, non è solo la determinazione, ma anche la bambina del passato; è tornata da te: dolce e leggiadra si muove fra le tue emozioni...e come tanti piccoli spaghi li attorciglia fra loro per farne una corda robusta, resistente, con la quale vi tenete legate. È questa la tua vera forza.

Chi l’avrebbe mai detto, che dopo 7 anni, ti avrei seguita da quassù fino allo stadio olimpico di Roma, così determinata e matura...come se quel tuffo nel passato fosse stato una doccia fredda per il futuro.
Ora sei lì, sul gradino più alto del podio, che scruti la platea e su due posti vuoti, riesci ancora a vedere il nonno che sorride tenendo per mano la nonna. Quella medaglia oggi non la alzi solo verso il pubblico, la stai alzando anche verso di loro.

La nonna, con la sua solita saggezza, ci diceva:
“Le emozioni ci regalano sprazzi di felicità, sotto forma di mille sfaccettature, sta a noi completare il puzzle di sorrisi prendendo i pezzi giusti.” Tu, nella stanza per l’ispirazione, hai colto quei pezzi e ne hai fatto delle fondamenta per il tuo futuro: un futuro che sa metterci alla prova come nessuno sa fare.
Spero che le tue fondamenta siano abbastanza forti, perché una volta uscita dagli spogliatoi, noterai subito una persona, fra tutte, che è venuta a congratularsi.


Anna Toscano (@rossofloyd)
Mattia Cappellazzo (@ilpoetasmarrito)

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