Virtualia – Episodio I

Artwork: Francesco Scaramozzino (@fr.scara).

Racconto nato da una collaborazione tra Antonio di Cori, Anna Toscano e Gabriele Iacono (dal “Cantiere delle Idee” di Archivio Immaginazione, tema: “una stanza per l’ispirazione”). Idea originale: Antonio di Cori (@antoniodicor).

 

VIRTUALIA

 – EPISODIO I –

 

Forse più che liberare il nero si dovrebbe liberare il bianco, indossato in maniera inopportuna. Eliminare il bianco, rinnovarlo, far nuovamente risplendere l’argenteria shao-rin. Un giorno sembra passato, un secolo veloce è trascorso. Oggi come oggi il cuore scalpita vittima di un costante senso dell' hype. I coming soon...e un inguaribile proiettarsi in distanti Altrovi. Deboli ed illusi, di nuovo. Poco scardinati, in apparenza. Oscillando tra illusioni reminiscenti, e sceneggiature a zig zag. Le parole che più si diffondono costruiscono un burqa intorno alla calotta cranica: sintonia, connessione, respiro ondulato, privacy, antifascismo. In tutto questo Odio, ritrovarsi adulti. Atterrando in un curioso contesto reale. Sentiero pentecostale arido. Un violaceo avvelenamento da immaginazione. Giochi di ruolo nell'erboristeria del nemico. Guardare a destra, guardare a sinistra. Il clubbing dilatava le distanze, tra loro che erano giunti insieme. Pronti a riempire le mura cittadine di stencil raffiguranti alberi. Nel nome di un delinearsi arruffato, di parole estranee. Seguiva un lento ritorno sulle ritmiche ovattate dell'acid house. Perché curiosare non era da tutti, e farlo in condizioni tribali, in quell'inverno così innevato forse era un azzardo. I passi di Jay erano come costantemente animati da qualche eccentrico coreografo contemporaneo, sincopati, un piede avanti e un piede in diagonale… un’intermittenza tra tip- tap e breakdance.

Il gioco delle cartoline sparse a terra, l'incessante scrosciare delle automobili fuori dalla stanza, le furiose urgenze da dover colmare. Cade un bicchiere, appare una nuvola di fumo che forma sagome di vecchi treni, intercontinentali. Qualcuno osservava questo eccentrico sodalizio domandandosi se ci fosse qualcosa di più di quello che poteva essere un adolescenziale senso di solidarietà tra ribelli, figuratevi anche Virtualia non si sottrae dal sessocentrismo imperante in un mondo che forse ne espone ed esibisce più di quello che è solito consumare. Il sesso connaturato alla natura umana si è per certi aspetti ridotto ad emulare i meccanismi della catena di montaggio, le persone almeno vi approcciano in maniera si libera, ma seriale, così da aver fatto perdere alla promiscuità quel fascino di libertinaggio che esercitava negli scorsi secoli.  Proprio per questo bisogna chiarire che non c’era nulla di sessuale tra Jay e Kay, erano spiriti affini ed avevano deciso quasi naturalmente che il sesso era qualcosa che a loro non interessava.“Almeno per i prossimi anni, poi magari chissà in futuro diventerò uno di quei panzoni ubriaconi sessuomani, privi di qualsiasi tipo di ingegno critico” ironizzava Kay.Una Città che li ospitava e la consapevolezza di come il loro sentire fosse fuori da quell'incantesimo. CD accatastati: punk- Ramones, Green Day, Nofx…new wave- Depeche Mode, Talking Heads, Tuxedomoon, gli incipriati amici del Dark (Disintegration campeggia stellare). Entrambi ricordavano i demoni tradizionali, appresi da tonnellate di manga fagocitanti temi e storie del passato. Un vecchio amico gli aveva detto che ovunque nel mondo c'è questa malsana abitudine di attaccarsi come tossicodipendenti ai temi del passato “senza inventare nulla di nuovo, che grande emozione la vita” 



FRIZZANTE COME UNA BIBITA GASSATA LOW-COST.



Le luci divenivano salici piangenti, color del mare. Le strade si raggomitolavano in nastri di Moebius.

“Dove stai smarrendo i tuoi pensieri questa notte?” (Jay)



“Se non … eri tu il riflesso nel mio screensaver?"  (Kay)



“Parlare di riflessi, sembra proprio il momento meno adatto.” (Jay)



“Ah si, mi vieni a dire che certe ambiguità di linguaggio, è bello averle di notte, perchè ti riempiono di fascino. Sì, sì...le belle teorie dei viandanti notturni!" (Kay)



Il verde spinoso e fluorescente dei capelli di Jay, corrispondeva al quasi totalizzante sarcasmo delle frasi di Kay emotivamente oscillante tra la noia e uno sprezzante cinismo. La sensibilità lo rendeva un ragazzo migliore, le emozioni tenevano al guinzaglio la sua notevole intelligenza. 



Da una pagina di diario di Kay:



È circa un mese che mi sto appassionando all’Astronomia, doveva succedere prima o poi, dopo tutti quei fumetti e romanzi sulla fantascienza, eppure sarei al secondo anno di una scuola d’ Arte, e i miei coetanei sembrano accettabili per approssimazione. Mi rendo conto di star sviluppando un’effimera capacità di socializzare, non è difficile, basta che tenga bene in mente il minutaggio e le giuste distanze da mantenere, ho visto che Jay ottiene buoni risultati in quest’ arte del sopravvivere. A quanto mi ha detto, riesce anche ad avere una discreta fama, così da essere invitato di tanto in tanto a qualche festa. Se mi piacciono le feste? Non le reputo fondamentali come la musica, o il cinema, ma penso che anche Baudelaire si prendeva   delle pause dal suo costante spleen. Penso che bisogna imparare se non dai miei coetanei, almeno da loro, non solo dai poeti… da quelli che ci permettono di ricordare di quanto l’umanità sia in grado di atti di pura intelligenza e sensibilità. Tutto il resto non esiste quindi? Nooo, tutto il resto è una merenda come direbbe Jay! Oppure un aperitivo servito in maniera diversa, in base alle stagioni. Come quando da bambini, distesi sui futon familiari, ci sentivamo sussurrare dolcemente dalle mamme “posso entrare, ti ho portato il thè” con la differenza che il viso che ci sussurra qualcosa può assumere sembianze molteplici, così come l’idioma parlato. È per questo dice Jay che le feste lo entusiasmano, soprattutto se c’è della musica live, che siano band locali oppure synth e drum machine guidate opportunatamente da qualche abile producer. Nell’istante che il ritmo ascende ad una velocità più serrata, qualcuno si diverte, ed io sono solito bere del whisky & cola con fare poco partecipativo. Non significa che non mi diverta, seguo il mio ritmo, e me ne rollo una.

Nei pensieri di Jay, una mattina per lui uguale a tutte le altre:Devo affrettarmi, sono il solito ritardatario. Sto scendendo questi gradini della metro come se fossi in anticipo su tutti gli altri passanti, come se la mia età mentale non coincidesse con il mio aspetto fisico, eppure dallo sguardo dovrei dimostrare molti più anni. Tutte le volte che mi ripeto “devo andare più veloce, succede che rallento e perdo il mio ritmo”, eppure non lo faccio con cognizione di causa, perché sono così contradditorio? Devo risolvermi il prima possibile, e lo psicologo, al quale mi hanno forzatamente accompagnato i miei, trovo mi dia degli input molto importanti per giungere ad avere le risposte più focali sulla mia persona. Mio padre soprattutto si è sentito di calcare la mano, riguardo “I tuoi disordini” così li ha definiti lui. Secondo me si preoccupa perché non mi ha mai visto interessato realmente alle donne, ed è ancora disorientato da questo passaggio da lettore accanito /bambino-disegnatore a lettore accanito/adolescente perditempo. Capirai gli adulti, così come gran parte degli umani che mi circondano, cosa possono capire dell’infinita ricchezza della conoscenza umana, messa a confronto con la limitatezza dell’esperienza sessuale?!? Trovo tutto questo di una noia incredibile, e logicamente non comprendo il perché, sono molto più intelligente almeno di 9 persone su 10, ma questo non mi aiuta ad esser chiaro con me stesso. Forse,  devo aver pazienza, ma so che nonostante le frenesie attuali, cambieranno anche per me le cose. Lo comprendo tramite il frammento del mio pensiero che è convinto di avere già 31 anni. Le parole di mio padre mi risuonano in testa “disordini, i tuoi disordini, i tuoi disordini…”; credo che il mio problema al riguardo sia questa aria costante di menefreghismo, associato a delle orecchie che ascoltano pur non volendo. Via del Corso è lontana, mi fermerò a prendere il mio carburante caffè latte freddo nel baretto vicino all’Accademia, quello meno frequentato. Il Bar meno frequentato.

I bar meno frequentati, sono quel tipo di bar che alcune compagne di Jay adorano, perché il fatto che sembrano ricoperti da una patina che ne opacizza le superfici gli da quel tocco di non so che di nostalgico-poetico, un po’ come il bianco- nero per la fotografia che fa subito ricchezza emotiva. Vedere qualche sedia una diversa dall’altra, come delle reduci di guerra, il lato frontale del bancone per metà di metallo opacizzato - consumato dal tempo, e per metà di legno marrone con evidenti scorticature. Però ci trovi qualche pensionato di zona, e fanno i cornetti molto carichi di crema. I bar meno frequentati infastidiscono Jay proprio per queste nuove frequentatrici, che poi di tanto in tanto si appassionano (per fare le strane) a qualche improbabile liquore da anziano. Se fosse solo per gli anziani, o per i proprietari (spesso molto simpatici e spontanei), anche Jay frequenterebbe più assiduamente questa tipologia di bar, e magari vi trascinerebbe Kay per fargli bere qualche whisky a prezzi modici: altro elemento molto positivo dei posti poco frequentati. Alle sue numerose malinconie esistenziali, si può aggiungere anche questa ricerca del "come mi piacerebbe avere un luogo che fosse utero, un'oasi...semplicemente casa".

 

Antonio di Cori (@antoniodicor)





Jay stava camminando a passo veloce, come sempre rigorosamente sul lato destro della strada, a testa bassa o oppure sguardo rivolto al cielo, questo dipende dal tempo. Non è esattamente meteoropatico, ma gli piace l’idea di farsi influenzare dagli agenti atmosferici, ma forse in generale da ciò che succede lontano da lui e su cui l’uomo non ha alcun potere – questo è un concetto che esercita molto fascino su di lui. Crede sia incredibilmente bello vedere la moderna tecnologia incespicare sul tempo, sbagliare i dati meteo e poi correggersi sulla previsione errata del giorno prima. L’uomo è così egocentrico da pensare di poter controllare il tempo, di poter prevedere i capricci di Kronos. L’ingenuità massima la raggiunge chi pensa di poter organizzare la propria giornata solo perché tiene un Rolex al polso o perché segna tutto rigorosamente nella agenda Iphone X o ultima generazione. Alle persone piace lamentarsi della noia della Domenica, del tempo che passa lento e poi ne vogliono sempre di più. Dicono sempre che il tempo non basta.Jay stava per mancare l’isolato giusto per girare e finire davanti alla saracinesca del suo Bar preferito dal bancone opacizzato e consumato - dal tempo appunto - ma a lui piaceva da morire, come gli scarponcini che sono più belli se invecchiati. Il vino, il whisky invecchiato, il RHUM!Era la tipica giornata uggiosa in cui Jay guarda a terra e tutto ciò che un passante qualunque può vedere di lui sono questi capelli verdi eccentrici e fluo – non più così fluo dopo i primi lavaggi – che fanno sospettare la confusione che c’è nella sua testa.  Un po’ di sana confusione mentale, niente di meglio, per Jay. Confusione lasciata poi a briglia sciolta volontariamente dal proprietario dai capelli verdi e spinosi, che si tuffa volentieri in un caffè corretto anche la mattina prima di andare a scuola.



- Non riesco a capire se la tua è esagerata autostima o voglia di farti escludere dalla società. – 

Diceva sua madre, a volte. 

-

- Cosa diranno i tuoi insegnanti di questi capelli? – Aveva detto suo padre, sorridendo. Quella era l’unica critica bonaria che gli avesse mai rivolto. Era rimasto stupito persino Jay.

- Lo sai che non me ne frega un bel niente di cosa dice la gente, pà. –Jay aveva decisamente perso il controllo della sua mente, era andata a briglia sciolta via lontano come sempre; ma a quanto pare anche le sue gambe erano andate fin troppo lontano dalla destinazione sperata.



“Sono quasi le otto, cazzo devo andare a scuola.” Sussurra tra sé.



Il cellulare segna le 8 meno un quarto. 

Non posso non bere il mio caffè, non mi sveglierò mai altrimenti.



Jay sentiva uno strano torpore premere sulle tempie e sulle spalle, come gli capita la domenica mattina dopo aver dormito fino all’ora di pranzo, saltando la colazione. Si scrolla questa sensazione di dosso, si lascia scivolare i pensieri da punk incompreso e va veloce verso l’unico bar che riesce a vedere nelle strette vicinanze.



Questo bar sembra troppo elegante per me.



Ma se c’è una cosa che Jay odia è avere preconcetti. I compartimenti stagni uccideranno il mondo. Quindi, perché un ragazzino con chiari atteggiamenti Punk non dovrebbe entrare in un Bar elegante e altolocato? Perché dovrebbe lasciarsi intimorire dalla bancone perfettamente rifinito e dalle poltrone in pelle?Tutta questa eleganza stonava sicuramente con jeans strappati e capelli verdi, ma perché alimentare i pregiudizi della società? Lui era qui per abbatterli.



Basta, voglio entrarci ugualmente.



Il primo passo verso questo bancone raffinato pieno di stoviglie di porcellana perfettamente impilate e dolci decorati è stato davvero uno sforzo incredibile per Jay. Questa potrebbe essere una svolta per la sua giornata, anzi addirittura per tutta la sua vita. Si era appena reso conto che rimanendo nella sua nuvoletta di superiorità, era finito per non spingersi mai troppo oltre, ad abbattere in prima persona i muri costruiti dalla società. Se non, forse rifiutando il sessocentrismo che affligge ogni sacrosanta foto di copertina di giornali, riviste, copertine di libri al giorno d’oggi. In pratica, un anticonformista incallito si era ritrovato in un posto altamente instagrammabile, in ogni suo angolo e ghirigoro su porcellana. E lui era convinto che non piegarsi al potere degli hashtag fosse un modo di essere rivoluzionario. –Fascino irresistibile i social, ma non per Jay.-



I suoi pensieri, in quel posto così fancy, erano di questo tenore:

Maledetti nativi digitali ossessionati da Instagram e dalla bellezza oggettiva. Qui sarebbero impazziti a fotografare ogni cosa. Ma io non farò neanche una foto. Tutto ruota intorno agli ormoni impazziti degli esseri umani e ai loro preconcetti.Un cameriere dall’aria gentile sta lucidando un bicchiere con cura…si comporta come se Jay non esistesse. Non c’è molta luce in questo strano bar quasi deserto; solo delle lampade a muro emanano una luce calda e soffusa. E tutto sembra irrimediabilmente fermo nel tempo.Sì, lo definirei proprio un posto fuori dal tempo. Non ho neanche visto come si chiama questo Bar ma scommetto che qui persino i camerieri se la tirano. Non mi stupirei se d’un tratto vedessi James Joyce ricalcato su una di quelle poltrone a scrivere un suo flusso libero di coscienza... 
– belli per carità ma giuro che ci capisco poco.-
Era un fottuto genio perché aveva capito che tanto la società non ti vuole comprendere lo stesso, quindi tanto vale fare gli stronzi e scrivere cose indecifrabili. Ecco, lui sì che aveva capito tutto della vita.

Il bar visto dall’esterno si presenta, in effetti, come uno dei più eleganti della città. Il cameriere, retto nella sua possente statura, tiene la schiena dritta senza mai staccare gli occhi dal suo bicchiere sempre più lucido. Vedere Jay lì dentro è come guardare un elefante in mezzo a una cristalleria.

Allora forse sono nel posto giusto.





Anna Toscano (@rossofloyd)

CONTINUA […]

 

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