“Un archetto per l’inconscio…”

autobus berlino

Foto: “How long is NOW?” di Anna Toscano (@rossofloyd)

- Giuro: le strade e i muri di Berlino ti fanno pensare a un sacco di cose, quando sei fermo ad aspettare l’autobus. -
Sarà colpa del deserto asfaltato o delle voci che escono dalle mie cuffiette bianche - non saprei dirlo - ma ho questa bizzarra sensazione in fondo allo stomaco: non è paura, non è inquietudine; potrebbe essere dovuta a quel brivido di nostalgia del Passato che mi è appena caduto addosso, o all’ansia irrequieta di Futuro. Passato e Futuro non sono mai stati così vicini: si stanno mescolando in fondo al mio ventre, generando una stranissima impressione. È come se fossi una corda di violino, tesa e senza suono, ma pronta a creare una bellissima melodia, se sollecitata. Forse è così che ci si sente a essere pieni di idee, pensieri, sogni e progetti che ancora devono prendere forma.
Magari ho solo bisogno di uno stimolo esterno, un archetto di violino che faccia prendere forma ai miei pensieri – o un architetto che sappia dare forma all’inconscio-.
L’architetto dovrebbe sapere che, proprio ora, di fronte a me, tutto si sta trasformando in un palcoscenico per la fantasia.
Vedo dei personaggi illuminati dal neon della fermata di fronte: sono i fantasmi del mio passato e del mio futuro; stanno inscenando uno spettacolo grottesco proprio davanti ai miei occhi.
- Giuro, non c’è neanche una macchina e nemmeno una persona viva a riportarmi alla realtà; però, il semaforo più alto continua a lampeggiare a intermittenza.- 
E come potrebbero materializzarsi le mie insicurezze, se non in un’altra me stessa senza paure e rimpianti? La guardo muoversi con sicurezza, non voltarsi mai indietro, essere soddisfatta del suo Presente e probabilmente anche del suo Futuro. 
- Perché lei è già il futuro o almeno una sua proiezione. - 

Con la me stessa del Futuro ci sono, ovviamente, tutti i miei sogni e i miei progetti: se li porta in una borsa trasparente, brillano come trofei. E io non ho paura di guardarla: credo di poter solo imparare dal mio futuro im-probabile.
E in questo copione, essere il Presente non è poi così male. Sono quasi certa mi piaccia stare qui seduta a godermi lo spettacolo: ferma nella contemplazione (o semplicemente nell’attesa dell’autobus).

- Ma quanto è lungo l’ADESSO? How Long in NOW? - 

E come mai io sto danzando indisturbata sul cratere del mio tempo, del mio destino? Potrei precipitare da un momento all’altro dentro un abisso o continuare a cercare l’equilibrio perfetto tra ciò che sono e ciò che vorrei essere. Guardo in basso: del Futuro non si vede niente, ma sta bruciando proprio sotto i miei piedi, tendo una gamba e mi sbilancio un po’. Sto per caderci, poi ci ripenso: perché gettarmi lì dentro se posso, con un piccolo slancio all’indietro, tornare sulla superficie dei ricordi, più comoda, già conosciuta, vista e vissuta? Battere un sentiero già percorso non sarà poi così male. - Alla fine, che fretta c’è di vivere il Futuro? - 

Sono ancora in bilico, ripenso al fantasma di me stessa e alla sua perfezione, con tutti i suoi sogni avverati, chiusi nella borsa come trofei splendenti. Ripenso al Futuro che brucia sotto i miei piedi...ed esito ancora una volta. Ma no, sono sicura mi piaccia il presente, per quanto aggrovigliato. 
-anche se è un po' faticoso stare in piedi sul cratere di un vulcano cercando di non cadere. –

Sento un suono secco di asfalto bruciato e un po’ di fumo di sigaretta, una persona viva sta scendendo di corsa i gradini della grossa vettura di fronte a me. 
L’autobus si è fermato a pochi metri, la sua porta spalancata mi sta guardando impaziente e anche tutti i passeggeri all’interno.
- Non mi piace stare al centro dell’attenzione - 
Mi sgranchisco le gambe dal torpore e scrollo via la sensazione, la “me stessa del futuro” evapora…e così tutto il resto.
Salgo su, la realtà è qui con me, solida più che mai, e non mi lascerà andare per almeno 15 minuti di tragitto.

 Anna Toscano (@rossofloyd)

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