“Il dizionario dei sentimenti…”

di Gresia Agosta

Artwork: Filippo Toscano

Un giorno le chiesi:
“Ma come ci si sente? Come si fa a creare un mondo intero, da sola, in tutta la tua testa?”
Lei mi disse:
“Piccola mia, un conto è vedere la realtà, un conto è immaginarla. È probabile che questa realtà che io immagino non è minimamente vicina a quella che tu puoi vedere.”

Vero è che hanno privato i nostri occhi delle migliori albe e dei migliori tramonti,
senza poter raggiungere né mare né monti, senza poter toccare con mano i colori,
senza incrociare sguardi che sembrano toccarti, insomma vuoti…ci siamo sentiti vuoti. E se fosse stato per osservare la vita come la osserva un cieco?
La nostra capacità, o meglio dire incapacità, molto spesso è quella di assumere un atteggiamento prettamente egoistico; pensiamo a ciò che non ci fanno fare, che non ci fanno vedere, a ciò che, a sorsi, ci faranno fare e che, sempre a sorsi piccoli, ci faranno vedere.
Ma abbiamo mai pensato a come possa essere la vita di una persona che ha dovuto costruire da sé la propria realtà?

E che, proprio per questo, meriti un premio, ancor prima di chiunque altro.
O che anche, abbia conosciuto la realtà in un primo tempo, senza poi poterne osservare i mutamenti. Rappresentarsi una forma o un colore, attraverso un suono o un odore. Saper apprezzare l’altro senza guardarlo negli occhi, ma con una capacità di gran lunga maggiore: guardandolo dentro, apprezzarne l’animo e perchè no, apprezzarne la bontà e la bellezza attraverso un abbraccio. E quindi, abbiamo mai pensato a quanto un abbraccio, una stretta di mano o un contatto possano, invece, essere mancati a loro?
In tutto ciò c’è del magico. Bella e pura magia.
Per alcuni immaginare è stato così difficile, per altri privo di senso, per altri ancora, estremamente semplice.
Ma non ci è stato chiesto poi così tanto: non ci è stato chiesto di chiudere il cuore.
Semplicemente, di mantenerci distanti, di non guardare quello che eravamo abituati a vedere, di chiudere gli occhi pur tenendoli aperti.
E pur sempre per un periodo di tempo limitato. Un cieco, dovrà immaginare per tutta la vita. Eppure…la sua vita, sarà più ricca, più colorata e probabilmente persino più avvincente di molte altre.

Riprenderemo a camminare, se pur non ci è ancora dato conoscere verso quale direzione. Ma una cosa è certa, in questa grossa battaglia, ne uscirà vincitore solo chi abbia saputo curare il linguaggio dei sogni, il linguaggio delle emozioni,
il linguaggio dei sentimenti. Poichè, se dovessero toglierci la “vista”, solo quello potrà salvarci.

“Piccola mia.”
Avevo 20 anni, ma ero rimasta la sua piccola. Perché, di fatto, soltanto fino alla mia tenerissima età, aveva potuto avere visione di me. Eppure, non ha mai smesso di definirmi “bellissima”. Faceva parte del vocabolario dei sentimenti,
nella sezione “il linguaggio del cuore”.

Gresia Agosta (@gresiaagosta)

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