Riflessioni dalla seconda D (Denno, Trento)

Artwork: Filippo Toscano

Ci scrive Sebastiano Fronza da Denno, insegnante di italiano che ha avuto la bellissima idea di sostenerci, raccogliendo le riflessioni dei suoi studenti. Siamo orgogliosi del fatto che il nostro progetto abbia stimolato anche la fantasia di ragazzi di 12-13 anni e li abbia spinti a mettere per iscritto, sia in rima che in prosa, i propri pensieri. La classe è la 2D della scuola media di Denno, in provincia di Trento…:

1. Filastrocca dell’isolamento

Questo birba è una gran “colla”
se ti prende non ti molla,
sta fissato a tanta gente
e ti prende come niente,
trasparente assai leggero
non lo vedi per davvero.
Questo virus “bricconcello”
lo allontani col cervello,
delle regole speciali
che se segui non t’ammali.
Stare a casa bene al chiuso
qualche giorno da recluso:
niente giochi con gli amici
niente corse con la bici.
Occhi e naso non toccare
le mani sempre da lavare,
poi non far troppi rumori,
non stressare i genitori!
Penserai che è una rottura,
ma vedrai che poco dura.
E non sentirti troppo schiavo
ma ubbidisci e fai il bravo,
così una stella arriverà
ed il virus passerà!

Tiziano Maria R.

2. Il killer invisibile

Un killer invisibile da poco è nato,
ed è molto pericoloso, lo ha detto uno scienziato;
metti guanti e mascherine a volontà,
per un futuro di libertà;
le mani devi lavare spesso
così rimarrai sempre lo stesso.
Tutti a casa in quarantena,
non uscire, non ne vale la pena.
Passare la giornata in pigiama è strano,
senza lezioni si sprofonda sul divano!
Quando questo finirà
si potrà uscire quando si vorrà,
intanto resta a casa
altrimenti la Terra ne sarà invasa.

Thomas B.

3. Poesia ai tempi del coronavirus

In questi giorni di isolamento
ci si annoia ogni momento.
Si gioca un po’ con i fratelli
ma non bisogna lasciare indietro i cervelli.
Infatti si fanno compiti e videolezioni
ed è possibile fare anche interrogazioni.
Ma soprattutto in questo periodo
SI PENSA…
Si pensa a tutti i progetti e desideri
rinchiusi nella dispensa
che ormai non consideri
più da tempo
e possono diventare un toccasana e un passatempo.
Per non annoiarsi si fa di tutto
cerchi in soffitta dappertutto
e spesso ci si approfitta
di portare il cane a passeggiare
e il senso di sconfitta cancellare.
Il comportamento corretto durante questa quarantena,
da tenere fisso in testa come una cantilena,
è il messaggio di ogni programma
che leggiamo su ogni fotogramma

Paolo B.

4. Il giornale dei due scolari in quarantena

TIONE

Nei panni del Dottor. Rossi
In questo momento buio ci siamo chiesti come stiano vivendo questa situazione gli addetti alla sanità, e quale cosa migliore se non chiederlo a un dottore d’eccellenza come Lorenzo Rossi. Per rispondere a questa domanda ci siamo recati all’ospedale di Tione. Il nostro arrivo non è stato molto accettato dal personale, ma con ogni autorizzazione e sicurezza siamo riusciti a incontrare il nostro interessato; vi raccontiamo la nostra breve ma commovente conversazione:
– Dopo i vari saluti e prime presentazioni gli abbiamo fatto la prima domanda, ovvero se la sua vita fosse cambiata dopo questa triste e complicata situazione che il mondo sta vivendo. La sua risposta è stata molto dura: “La mia vita è cambiata radicalmente, ovviamente in modo negativo; un colpo al cuore mi assale sempre quando vedo l’ambulanza varcare il portone del garage e gli operatori che informano gli infermieri che si tratta di un nuovo caso”.
– La nostra seconda curiosità era sapere cosa gli desse una sensazione di sollievo dopo un’intensa e drammatica giornata di lavoro. Le sue parole sono state queste:
“Sicuramente la cosa più bella e rilassante che si può fare a fine giornata per noi dottori è quella di levarsi la mascherina”. Dopo queste parole, che ci hanno lasciato a bocca aperta, ci ha mostrato le gravi lesioni causate dal lungo uso della mascherina.
– Abbiamo lasciato le domande più pesanti dal punto di vista emotivo per ultime, infatti gli abbiamo chiesto come ci si sente a seguire un paziente in terapia intensiva. Il nostro imbarazzo salì dopo aver notato i suoi occhi lucidi e la sua voce tremolante che ci rispondeva: “Sono emozioni forti, anzi fortissime, emozioni che atterrano psicologicamente e non aiutano affatto in questo momento, ma questo può capirlo solo un operatore sanitario come me.
– “Volevamo chiederle come ultima domanda quali emozioni si provano nell’annunciare la triste morte di un caro ai parenti.”
“Questo è il momento più difficile, infatti trovare le parole giuste da comunicare ai parenti non è mai un gioco da ragazzi, per questo ci vuole molto coraggio e sangue freddo.”

TRENTO
Il compito delle forze dell’ordine
Il pensiero principale va a tutti coloro che operano nell’ambito sanitario, ma Il giornale dei due scolari in quarantena ha voluto accentuare il ruolo delle forze dell’ordine. Dopo accurate ricerche e informazioni ricavate da questure e caserme, siamo arrivati alla conclusione che anche poliziotti e carabinieri siano indispensabili per domare questo temibile Covid-19.
Infatti, senza di loro tutti quei cittadini ignoranti e superficiali vagherebbero
tranquillamente per le strade senza nessuna paura di ricevere una multa dall’elevato costo di 3000 euro. Per questo è giusto che tutte le persone che non rispettano i limiti decretati ricevano la loro sanzione.
Ci hanno dato il permesso di seguire, sul posto di blocco della pattuglia n.12 del distretto di polizia di Trento, i movimenti e l’accurata organizzazione e responsabilità degli agenti. Per sdrammatizzare questo brutto momento vogliamo raccontarvi un caso assai divertente avvenuto durante la nostra presenza: hanno fermato due ragazzi provenienti da Rovereto, che affermavano di essersi spostati a Trento per comprare prodotti 100% vegetariani ma, ciliegina sulla torta, dopo aver aperto il baule della vettura abbiamo scoperto la verità, ovvero che la vettura era piena di carne, uova e salumi.

Tommaso F. e Nadir S.

5. Riflessioni

Anche se non possiamo andare a scuola a causa del Covid-19, non riesco a dormire più di quello che facevo prima. Infatti mi sveglio alle 7.00 e alle 7.30 sono già pronto.
A parte l’ora a cui mi alzo, tutta la mia vita è cambiata, dalla A alla Z.
La scuola si fa online ed è strano, credo inoltre di non avere mai usato così tanto il
computer. Non usciamo di casa ormai da un secolo intero. Non vedo i miei parenti
da febbraio e mi mancano; loro abitano tutti in provincia di Verona tranne una delle
mie zie che fa l’infermiera a Brescia e lei se la vede decisamente peggio di noi.
Di notte sogno spesso di finire in terapia intensiva e non riuscire a farcela. Questo
incubo mi è entrato in testa quando ho sentito che un dodicenne, negli USA, è morto
proprio a causa di questo virus. Era un ragazzo come me ma lui è stato più
sfortunato.
Io proprio non dovrei lamentarmi perchè ho un piazzale e due giardini enormi, quindi
non sto fermo, vado in bici e gioco a basket. Sto anche scoprendo quanto è bello il
giardinaggio e quanto, invece, non è bello pulire casa! La spesa e tutto quello che ci
serve ce lo consegnano a casa.
Il silenzio che circonda tutto il paese fa impressione. Gli amici li vedo solo online,
devo dire che mi manca pure il mio coniglietto che avevo portato da mia zia mentre
gli sistemavano la gabbietta e ora non posso andare a riprendermelo.
Alla fine di tutto questo spero che la gente si renda conto che le regole igieniche
sono importanti sempre.
Mi auguro che tutti apprezzeranno di più anche le piccole cose, come fare una
passeggiata, andare a scuola, frequentare l’oratorio o semplicemente invitare un
amico a mangiare insieme. Spero anche che l’amore e il rispetto che proviamo
adesso per il personale sanitario non venga dimenticato.
Ora quello che vorrei è che tutto finisca bene e che i miei incubi se ne vadano
insieme a questa storia!

Matteo P.

6. Lunedì 30 marzo

La mia giornata iniziò come tutte le altre, con la sveglia che iniziò a suonare alle sette e mezzo, continuando per una buona mezz’ora, finché mio fratello Francesco entrò, come sempre, urlando in camera mia, seguito dall’altro fratello, Gianmarco.
Francesco mi saltò addosso, mentre Gianmarco rimase appoggiato allo stipite della porta. Da un angolo del mio letto uscì il mio gatto, Codino, il quale sbadigliando si avviò da basso, verso la cucina.
“La mamma è appena andata a lavoro” disse Gianmarco sbuffando “ha lasciato una lunga lista di cose da fare, in cucina”.
“Fantastico…” gli risposi girandomi dall’altra parte, ignorando Francesco , che mi stava
massacrando le gambe a forza di saltarci sopra. Poi si interruppe e, catturato da Codino che stava uscendo di soppiatto dalla stanza, lo rincorse urlando: “Ho fame!”
“Quando imparerete a svegliarvi più tardi?” mi lamentai alzandomi di malavoglia.
Andai verso le finestre, le aprii e misi le coperte all’aria. Lanciai un rapido sguardo alla mia bacheca e, strizzando gli occhi per lo stupore, vidi che avevo la video-lezione di musica fra meno di mezz’ora.
Corsi di sotto, inciampando in ogni gradino della scala, mi diressi a tutta birra verso la cucina e tirai fuori latte, biscotti e un pezzo di torta avanzata dal giorno precedente. Appoggiai tutto sul bancone dove facevamo colazione e ordinai ai miei fratelli di arrangiarsi.
Mi recai in bagno e mi feci una breve doccia: l’acqua era gelata.
“Ma perché il papà deve farsi sempre docce così lunghe!” urlai furibonda.
Appena ebbi finito, camminai in punta di piedi, cercando di non bagnare il pavimento, verso la mia camera.
In fretta e furia mi vestì, mi lavai i denti e mi pettinai.
Mancavano meno di cinque minuti alla lezione e, per fortuna, arrivai in tempo. Ovviamente venni interrogata. Nemmeno il tempo di riprendermi che subito dopo avevo la video-lezione di italiano, che durò fino alle 10.40 circa. Alle 11.15 toccava a scienze in lingua inglese, perciò in quel poco tempo che avevo a disposizione, andai a controllare i miei fratelli.
Fortunatamente entrambi stavano facendo i loro compiti, li ringraziai e dissi loro: “Bravi, fra un’ora e mezzo arriva la mamma, apparecchiate e non fatevi i dispetti”.
“Ceeerto” mi risposero in coro.
Tornai nella mia stanza e rimasi rinchiusa a fare videolezioni fino all’una.
Quel giorno non pranzai, avevo una voglia tremenda di andare a giocare fuori con i pattini.
Passando per la caldaia trovai un biglietto di mia mamma, il quale diceva:
“CIAO, BELLA, HO PORTATO I TUOI FRATELLI DALLA NONNA, DIVERTITI!”
“Divertiti…” mormorai ad alta voce, accarezzando Codino. “E a che scopo, non posso
praticamente uscire di casa, e se esco ci sono i vicini che mi fissano come avvoltoi!” esclamai irritata.
“Vieni, Coda, andiamo di sopra” sospirai triste.
Il micio mi seguì nella camera, si acciambellò sul letto e iniziò a ronfare.
Io, invece, mi recai verso la vetrata della mia camera, aprii le finestre e scrutai quella bellissima giornata di fine marzo, con occhi tristi. Era un peccato passare in casa un pomeriggio del genere.
Ma, d’altronde, non ci potevo fare nulla. Sospirai.
Le avevo provate tutte: avevo disegnato, talmente tanto da tappezzare tutti i miei armadi di disegni e schizzi. Avevo passato i pomeriggi chiusa in camera ad ascoltare musica e, quando capitavano certe canzoni, mi mettevo a cantare a squarciagola (in quei momenti mi chiedevo cosa ne pensassero i miei vicini super curiosi) oppure a piangere fino allo stremo.
Lessi praticamente tutti i libri della mia libreria almeno due volte.
Aggiornai il mio diario, il quale ritrovai nel mio comodino, sotto cumuli di cose inutili.
Giocai sia a tamburello sia a calcio dentro casa, ignorando le urla, le minacce e i castighi di mia mamma.
Giocai perfino con le mie vecchie Barbie!
Mi mancava la vita di prima, mi mancavano tutti i miei amici, perfino quelli con cui non andavo molto d’accordo. Avevo nostalgia della scuola e degli allenamenti di tamburello.
In quel momento, appoggiata alla finestra, riflettei su quanto siamo fortunati noi, a vivere in case di montagna con un balcone e un giardino, mentre quelli che vivevano in città, magari in un monolocale con un paio di finestre, riuscivano a resistere senza prendere una boccata d’aria per una settimana intera.
Avevo una voglia tremenda di andare a scuola.
“Se aprissero ora le scuole correrei a Denno scalza!” sussurrai.
Proprio in quel momento, Codino si strofinò sulle mie gambe.
Il gatto mi guardò come se fossi diventata pazza e a quell’espressione abbozzai un sorriso.
“Per fortuna che ci sei tu, mio piccolo salame!” le dissi stritolandola in un abbraccio.
“Spero, che questa tragedia finisca presto…” bisbigliai chiudendo la finestra. “Mi auguro che il Mondo si rialzi più forte e coscienzioso di prima” aggiunsi tirando la tenda.

Giorgia I.

7. Caro diario,
mai e poi mai mi sarei aspettato di vivere una situazione simile. A me non fa paura il Coronavirus, ma ha cambiato tante cose nella vita di tutti noi. Sento tante cose tristi al telegiornale. Tantissimi morti in tutto il mondo, soprattutto anziani.
Tante persone sono isolate in casa. Non possono uscire nemmeno per andare a fare la spesa. Io non vorrei mai essere in quarantena, faccio troppa fatica a stare in casa tutto il giorno con i miei genitori.
Anche loro non hanno tanta paura del Covid-19, ma sono preoccupati per tutte le persone che hanno contratto il virus.
Io mi ritengo tra i fortunati a cui la vita è cambiata poco. Infatti vivo in una casa con tanto spazio intorno.
Ho un piazzale grande davanti a casa dove posso farmi qualche giro in bici. Dietro casa ho un altro piazzale dove teniamo le galline e l’orto. Quindi mi tengo occupato ad aiutare i miei genitori.
Ho anche un cagnolino che devo portare fuori, quindi faccio qualche piccola passeggiata vicino a casa. Per questo io non sono proprio rinchiuso.
La cosa che è cambiata di più è che non mi devo svegliare la mattina presto per prendere l’autobus che mi porta a scuola e quindi non posso vedere i miei amici, ma con la tecnologia di oggi riusciamo a vederci online e possiamo fare i compiti assieme e giocare. Ogni tanto ci sentiamo anche al telefono. Se ci manca qualche cosa la ordiniamo su internet e dopo pochi giorni arriva con il corriere.
Dopo aver aperto il pacco buttiamo via il cartone e ci laviamo le mani per trenta secondi con il sapone, perché abbiamo finito il disinfettante a base alcolica.
Secondo me cambieranno i rapporti tra di noi. Soprattutto gli adulti perché hanno più paura e continuano a lavarsi le mani e a stare lontano da tutti. Ho paura che anche quando sarà passato tutto staranno più lontani e non si abbracceranno più.

Filippo B.

8. “Quando tutto questo finirà secondo me le persone si godranno di più la compagnia degli altri…”

Stiamo vivendo una situazione di angoscia e di preoccupazione, a causa di questa
pandemia che sta colpendo tutto il mondo. Il virus sta causando moltissime vittime, basta pensare alle cifre che riguardano il nostro Paese, che superano ormai i diecimila morti.
Numeri molto drammatici e altrettanto preoccupanti sono quelli che riguardano gli altri Paesi del mondo. Siamo costretti a restare a casa per non mettere a rischio la nostra salute e quella delle persone che ci circondano. Credo che ci sia soltanto da ammirare le persone che combattono in prima fila contro il virus mettendo a rischio la propria vita per salvarne altre, lavorano in condizioni disperate e difficili, molto spesso senza avere i mezzi per agire al meglio, in quanto mancano mascherine, macchinari, tute per gli infermieri e i medici di base e ventilatori per la rianimazione. Stiamo sperimentando un nuovo modo di vivere, senza uscire dal proprio paese, praticare attività fisiche, andare a scuola e con l’obbligo di limitare i contatti con i propri cari.
Ognuno di noi troverà nuovi hobby per passare il tempo a casa, ma è anche una cosa positiva perché le persone in una famiglia possono passare più tempo insieme e scoprire cose l’uno dell’altro che prima non conoscevano. Le lezioni a distanza sono una cosa nuova per tutti, sia per insegnanti che per studenti. A me non piace molto questo nuovo metodo,perché non si possono trovare nuove amicizie e imparare a convivere con le altre persone e adesso siamo tutti divisi da uno schermo. La sera sono stanchissimo perché non sono abituato a passare così tanto tempo davanti a uno schermo.
Quando tutto questo finirà secondo me le persone si godranno di più la compagnia degli altri, perché avranno imparato cosa vuole dire non vedersi per così tanto tempo. A me mancano tantissimo i miei nonni che stanno male, ma non posso vederli perchè abitano in un altro paese: non vedo l’ora che tutto questo finisca.

Thomas F.

Abbiamo deciso di pubblicare adesso questi elaborati per celebrare la fine della scuola e il ritorno parziale alla normalità. Ci auguriamo che da settembre possiate tornare anche sui banchi di scuola e che questo isolamento sia solo un ricordo lontano.

Grazie Thomas B., Giorgia, Matteo, Paolo, Thomas F., Filippo, Nadir e Tommaso per aver condiviso con noi le vostre parole e grazie Sebastiano per aver apprezzato così tanto il nostro progetto!

Anna e Filippo Toscano

Un pensiero su “Riflessioni dalla seconda D (Denno, Trento)”

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