“Una goccia di sangue in fondo al bicchiere…”

goccia vino bicchiere

di Anna Toscano (@rossofloyd)

È proprio lì: ci guarda minacciosa. L’abbiamo vista tutti adesso, mentre l’uomo ubriaco agita la giacca in preda a un altro delirio. La svela in un impeto di follia, si trova nella sua tasca destra: una bella pistola, di quelle proprio vere; è pronta, forse, a fare una strage, a sparare un colpo impietoso alla nostra paura?

Eravamo in un piccolissimo bar di Madrid, in una zona un po’ malfamata. Ricordo ancora il sentore di pericolo. Era solo un presentimento, che si è concretizzato poco dopo. Ho capito che qualcosa non andava quando Rodrigo, il mio coinquilino spagnolo, ha iniziato a stringermi il braccio nervosamente.

E allora siamo rimasti fermi, così tanto che sembrava fosse il mio stesso respiro a trattenermi.  L’uomo ubriaco continuava a parlare: voleva, anzi pretendeva, la nostra attenzione. Gli occhi di tutti erano vacillanti, i suoi fin troppo fermi:

“E voi lo sapete? Eh? Che persino i disperati trovano consolazione in un bicchiere di vino? A me piace eh…io ci vedo la speranza, nel vino! È come leggere il caffè per le chiromanti. Ah, no! Quelle forse leggono le carte, vero?” Ride fragorosamente, abbracciando un malcapitato accanto a lui al bancone del bar; vedo il corpo del ragazzo irrigidirsi, mentre l’ubriaco gli rivolge la fatidica domanda:

“E tu? Cosa ci vedi nel bicchiere, eh amico? Dai, dimmelo…non ti faccio mica niente. Adesso mi leggi il bicchiere!  Dimmi, cosa mi riserva il futuro? Cosa dice mi querida copa?”

Lo prende per il collo, facendolo sporgere a forza sulla coppa di vetro. Per assurdo, il tessuto muscolare è più rilassato, ma l’espressione terrorizzata cerca una risposta nel vino rosso acceso.

Avevamo tutti paura del sangue, in quel momento…eppure era nel rosso che dovevamo trovare la risposta. Tutto dipendeva dal gioco di un pazzo scatenato con una pistola in tasca e la voglia di terrorizzare una dozzina di persone. E guardavamo anche lui, il ragazzo chino sul bicchiere: forse ci vedeva tutta la sua vita, lì dentro. O magari solo qualcosa di sé nel riflesso? Era in cerca di una risposta che non gli costasse la vita. Stava affacciato lì come fosse un mare rosso e poi una goccia bianca colò lentamente dal suo viso nel bicchiere. Mi sentivo il personaggio di un film guardando quella rugiada contagiosa di paura.

“ALLORA? Cosa ci vedi nel mio bicchiere di vino? Eh?”

Sono passati due anni e ancora la sento rimbombare, come se la mia mente fosse ancora tra le pareti bianche del piccolo bar. Ho aperto una nuova bottiglia di vino: mi andava di assaggiarla e distrarmi un po’, sentirne il sapore. E mi sono ritrovata questo ricordo spagnolo tra capo e collo: fissando una goccia di vino rosso rimasta in fondo al mio bicchiere. La guardo ormai asciutta. Rimarrà lì indisturbata, a meno che non la pulisca per bene. Io però voglio farla rimanere, forse: non voglio cancellarla. La fisso ancora un po’, il bicchiere è lucido e pieno di riflessi: una specie di correlativo oggettivo del mio ricordo madrileño.

Una goccia di sangue

in fondo al bicchiere

l’ultimo di una giornata stanca

la guardo, rossa, solitaria

sembra voglia dirmi qualcosa

forse vorrebbe saltare fuori

ma non si muove,

rimane immobile

incastrata sul fondo

vuole restare lì

non viene via:

rimane per sempre

come un ricordo (in)felice

 E io penso di non aver mai visto, forse, la vita prima di adesso: la vita ostinata, che fugge la fine; cosa significa, allora, essere stanchi? Se non vedere in una goccia di vino tutte queste cose? Se non scrivere questi strani versi su una piccola gocciolina ferma sul fondo di un calice di vetro? Cosa c’è di più strano di me che come unico passatempo, durante una giornata di quarantena, mi lascio osservare da questo occhio rosso?

Riferimenti a cose o persone sono puramenti casuali e probabilmente tutto questo è frutto della mia fantasia.

Anna Toscano (@rossofloyd)

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