“Ma se chiudo le palpebre vedo ancora quel blu…”

mare

Briciole blu
di Irene Sucameli

Artwork: Anna Toscano

Irene Sucameli ha 26 anni ed è originaria di Reggio Calabria. Studia a Pisa e da lì ci manda una riflessione molto profonda che viene, forse, anche dall’osservare il colore Blu, che le ricorda la sua terra…:

Oggi le ore mi scorrono pigre addosso. Chiusa tra le quattro mura della mia casa pisana, risento della stanchezza e della frustrazione di questo periodo in cui tutti siamo come in pausa, sospesi tra ansie e flebili speranze. Annoiata, fisso lo schermo del computer, cercando inutilmente le parole da usare per l’ennesima email. Un pensiero ozioso tira l’altro e così, più o meno inconsapevolmente, inizio a ricordare (o forse immaginare?) la mia casa, Reggio, e il panorama che così spesso ho ammirato dai vetri della mia finestra…
Alberi e aria. E mare e cielo.
Una manciata di case sparpagliate all’orizzonte. Alcune sono solo scheletri di calce e mattoni e sembrano quasi sorridere dalle orbite vuote delle loro finestre. Un vuoto che ne chiama un altro, più profondo, che arriva a graffiare il cuore e a farlo sanguinare per il dolore e l’indignazione.
Non una nuvola a bucare il cielo, oggi.
Sopra questa terra, sopra la mia terra, solo l’infinito di un cielo azzurro acceso che va poi a tuffarsi nell’oscurità dell’universo.
E, in basso, alberi di arance e bergamotti, verde e gialli. C’è una specie di bellezza, di eleganza oserei dire, di fronte alla tenacia di queste piante che si ostinano a germogliare e gioire in mezzo al cemento, nonostante l’aridità della terra e degli uomini. Ondeggiano, le punte degli alberi, mosse da una folata di vento marino, ed è subito un improvviso tremolio che confonde e unisce il verde con il giallo.
E poi, e poi…
E poi il mare. Di un blu incredibile il mare qui. E in mezzo a questo blu stupefacente, frammenti di sole, intrappolati dalle onde avide di calore. Una vela bianca si fa spazio tra le onde, a fatica, e avanza lasciando dietro di sé scie di sale increspato. Chissà che spettacolo dev’essere lo Stretto oggi, visto dal bordo privilegiato di una barca. E oltre il mare, al limite della mia vista, il profilo delle montagne siciliane, ancora una volta blu, ancora una volta immenso. Sua maestà l’Etna, bordata di neve come un’anziana signora con una pelliccia, sovrasta tutte imperiosa, superba. Lava e neve, fuoco e ghiaccio. La dicotomia complementare di elementi e sentimenti, tipica del Sud, è descritta appieno da un singolo monte.
E sopra, il sole, che non si vede ma che in realtà sai che c’è, perso in un cielo senza più nuvole da piangere.
Illumina tutto, dalle vele bianche della barca persa tra le onde leggere, ai rami sottili degli alberi, fino a filtrare attraverso la mia finestra, per andare poi ad appoggiarsi leggero sul mio cuscino.
La notifica di un messaggio sul cellulare mi scuote improvvisamente dal mio sogno ad occhi aperti. Davanti a me, il cursore lampeggia ancora ricordandomi che devo completare la bozza della mail.
Con un sospiro, mi rimetto a scrivere, digitando qualche parola sullo schermo. Ma, se chiudo le palpebre, vedo ancora quel blu, il blu profondo dello Stretto, il blu splendente del cielo in cui i raggi del sole si intrecciano, e quello opaco e distante delle montagne siciliane. Un blu che quando lo vedi conquista la tua mente e la tua anima.
E non te lo scrolli più di dosso.

Irene Sucameli

Vorrei concludere trasportandovi nell’immaginario di Yves Klein, che il titolo di Irene mi ha subito ricordato.

Anna Toscano

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