“La città della voce” – Capitolo III

Di Leonardo Salvador @kamuff_
Capitolo III - Il messaggio della voce

Dopo una settimana di ricerca, Usham riuscì a trovare un vecchio libro in una biblioteca, dove secondo sua nonna c’erano scritte le parole sacre. La nipote riuscì a farsi prestare questo libro e soffiata via la polvere si mise a leggere.
Le scritte nere piene di girigogoli e curve si stendevano davanti ai suoi occhi, ma lei purtroppo non conosceva quell’antica scrittura.

Durante il mese dopo, incoraggiata cinque volte al giorno dalle vibrazioni magiche, Usham studiò l’antica lingua e dopo molta fatica fu capace di decifrare il messaggio e di tradurlo nel linguaggio moderno della città.
Il messaggio recitava così:“Io sono il padre e la madre. Io sono
ovunque, io sono l’ovunque. Non c’è posto o tempo che non mi conosca.”
Non importa se gli altri potevano sentirla con le proprie orecchie, ora Usham conosceva la voce meglio di chiunque altro.
Entusiasta, la ragazza prese un foglio di carta e tradusse cosa aveva scoperto in larghe lettere e lo mostrò alla nonna Iylanda, una delle poche rimaste a conoscere ancora l’arte della scrittura.
Iylanda rimase sconcertata dalla scoperta e piena di gioia raccolse le sue ultime forze per andare al mercato, dove parlò davanti a tutti.
"Io so cosa dice la voce."
Tutti si fermarono e la fissarono increduli e intrigati, e prima che qualcuno obiettasse la vecchia Iylanda continuò: 
"Io sono il padre e la madre. Io sono ovunque, io sono l’ovunque. Non c’è luogo o tempo che non mi conosca."
In un primo momento si levò un brusio di incredulità e protesta, di
rabbia e di sfiducia, poi, quando tutti rimasero in silenzio, la voce cantò.
Quando finì, la vecchia donna pronunciò di nuovo la traduzione, e il messaggio fu ora chiaro a tutti.
Una delle persone che si erano messe in cerchio attorno a Iylanda disse:
"La vecchia donna conosce le scritture, io le credo."
"Non c’è luogo o tempo che non mi conosca" qualcuno ripeté
estasiato.
L’aria di festa non tardò ad arrivare. Poi una persona arguta e curiosa chiese alla nonna come avesse fatto a trovare il messaggio della voce.
"Non sono stata io. E’ stata mia nipote a scoprirne il significato."
"Ma è sorda!" risposero molti in coro.
"E’ vero, ma conosce le scritture antiche, e a quanto pare conosce la voce meglio di noi che la sentiamo", dichiarò la nonna.
A queste parole tutti spalancarono gli occhi.

Questa volta fu un giovane, un amico di Usham, a prendere la parola: "Io la conosco. Lei sente la voce, lo fa solo in modo diverso: con un grande ripetitore sente le vibrazioni sul collo e dice che la voce gli corre attraverso tutto il corpo."

CAPITOLO IV - La Voce invisibile

In poche ore Usham si era guadagnata la reputazione di un profeta. La sera gli abitanti costruirono un muro di megafoni così grande da coprire un’intera piazza. Nel cuore della notte, al momento del canto, tutti si riunirono a sedere sotto il muro.
Tutti volevano sentire la vera voce, la voce che è stata sentita da colei che ne conosceva il significato.
E la voce suonò, e dai colli nudi le vibrazioni corsero lungo il corpo di tutti, e tutti piansero dalla gioia per il godimento e di dolore per il frastuono.
Il mattino seguente e nei giorni successivi tutti continuarono a riunirsi sotto il grande muro di ripetitori ad ascoltare la voce ogni volta che cantava. Dopo una sola settimana tutti gli abitanti della città della voce erano diventati completamente sordi, ma ora conoscevano la vera voce di Dio.



[Clicca qui per leggere i capitoli precedenti]

Leonardo Salvador @kamuff_

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