“L’altra faccia di un nuovo inizio.”

di Loris Pina @grissinotunatuna; foto tratta dal documentario Shirley: Visions of Reality.


(R.) “E quindi ci si introduce così?”

(D.) “Sì: arrivati a questo punto non credo abbiano molto senso le formalità.”

Nell'anticamera ci sono quattro specchi e due divanetti posti al centro: uno bianco e uno nero. Renzo si è seduto sopra quello nero dopo aver infilato in tasca l'opuscolo informativo.

(R.) “Brrr.”
(D.) “Troppo freschi i cuscini?”

(R.) “No, anzi; è che a casa mia fa” ingoio il groppo della novità (credevo avrei fatto più fatica?) “faceva un caldo bastardo.”

(D.) “Le previsioni danno tutto il mese di luglio afoso. Spero che gli invitati indossino delle camicie leggere al tuo funerale.”

(R.) “Funerale bagnato, funerale fortunato?”
(D.) “È questo lo spirito giusto.”

La ragazzina si piega in avanti e alza la gamba per sistemarsi il fiocco delle stringhe. Sbuffa via dal viso un ciuffo biondo di capelli. C'è una porta a vetri in fondo alla stanza: la superficie smerigliata lascia intravedere ombre muoversi sullo sfondo.

(D.) “Anche tu biondo?”
(R.) “Lo ero.”

(D.) “Si vede: ti stanno già tornando ai lati.”

(R.) “Così in fretta?”

(D.) “Evidentemente sei richiesto. Comunque se vuoi ascoltare il consiglio di una pirla datti un'occhiata allo specchio di quando in quando; è piacevole notare l'appiattirsi delle rughe.”

(R.) “Se penso all'impegno profuso nel crearle…”
(D.) “I paroloni rimarranno ma li sentirai inadatti.”
(R.) “Lo so, lo so: c'era scritto nella brochure.”

(D.) “Poi se guardi me io parlo ancora troppo bene per la mia età – la cosa mi preoccupa un po', a essere sinceri – ma almeno mi permette di parlare con un sacco di persone. Tu sei circa la duecentesima che mi tiene compagnia.”

(R.) “Onorato.”
(D.) “Dimmi: ti piacciono gli Abba?”
(R.) “Mettili pure se vuoi.”
(D.) “Vorrei ma non sono dell'umore adatto.”

Schiocca le dita sospirando.

(D.) “Mi ricordi mio fratello.”

(Altoparlanti incassati nel muro?) Irrompe una battuta di chitarra acustica, malinconica.

(R.) “'74-'75.”
(D.) “Già.”
(R.) “Gran classicone.”

(D.) “Correva l'anno del mio diploma e le foto delle persone messe a confronto con quelle del loro annuario
mi metteva a disagio. Ma quel disagio positivo, capisci? Quello che ti sprona a fare del tuo meglio rammentandoti che l'infinito è una tesi dalla quale siamo esclusi. Ho riletto varie volte l'opuscolo e non viene mai menzionato.”

(R.) “Forse non possiamo afferrarlo; d'altronde non sappiamo nemmeno dove siamo e dobbiamo fidarci di (mi tiro una pacca contro la tasca) queste quattro paginette. Comunque ti faccio notare che stai proprio parlando da vecchia.”
(D.) “Vacci piano con la confidenza, cowboy.”
(R.) “Mi fai sentire un pedofilo.”

(D.) “Se tu lo fossi non ti saresti seduto sul divano opposto.”

Lei sgrana gli occhi premendosi contro lo schienale.
(D.) “Forse.”

Renzo e la ragazzina ascoltano in silenzio il resto della canzone. Al termine lei gli indica uno degli specchi.

(D.) “Datti un'occhiata allo specchio: ora sei a malapena brizzolato.”

(R.) “Preferisco evitare.”
(D.) “Non sei uno che si piace?”

(R.) “L'opposto: finisco per ammirarmi ed è un difetto che preferirei perdere.”
(D.) “Accetti il secondo consiglio di una pirla? Goditi il tuo corpo che non sarà mai più lo stesso.”

(R.) “Ho letto anche questo: ne parlano al secondo paragrafo.”

(D.) “Se l'hai letto così bene allora dovresti aver compreso che dare l'estremo saluto al nostro corpo è fondamentale.”

Renzo incrocia le braccia scivolando in avanti col corpo, lungo il divano.

(R.) “Ho una fifa fottuta.”

(D.) “Dillo chiaro e tondo, non contenerti perché non ci siamo ancora presentati.”

(R.) “Mi sto cagando addosso.”
(D.) “Comunque piacere, io mi chiamo Diana. E tu?”
(R.) “Io mi chiamo Renzo. Piacere.”

(D.) “Sei il primo Renzo che passa di qui perciò ti svelerò un segreto: Diana non è il mio vero nome.”
(R.) “E io sono Renzo in presenza di altre donne da quando è morta mia moglie.”

Lui si morsica le labbra e inspira: avverte un odore di miele e vaniglia, simile a quello delle candele profumate regalate dai suoceri all'inizio della convivenza con Silvia, la moglie.

(D.) “Fedele oltre la morte.”

(R.) “Fedifrago nell'amore: ho tradito la mia ex con lei – ma un bacio, nulla più. Poi ci siamo fidanzati.”
(D.) “Io invece ho fatto l'esatto opposto: mia moglie mi ignorava e sono tornata dalla mia ex.”

(R.) “Se lo meritava?”

(D.) “Non era questione di merito o demerito ma di accettare la fine delle relazioni. Ci siamo sentite entrambe sollevate; sincere con noi, coi nostri corpi, con tuttə.”

(R.) “Accettare la fine.”
(D.) “L'altra faccia di un nuovo inizio.”
(D.) “Ma per quanto?”

Diana allarga le braccia.

(D.) “Dovrò mandare un reclamo ai redattori della brochure.”

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