“Un sogno artificiale…”

“Log out” di Loris Pina; 

foto: Filippo Toscano @itosco.


“Ospite numero tredici in attesa di log out.”

Tina se n'è andata: la spia collegata al suo cilindro lampeggia a intermittenza, allarmata. Le altre stanno ancora dormendo.
Ieri Sasha le aveva risposto che non l'avrebbe seguita.
“Perché non vuoi venire?”
“Qualcuno deve pur sognare.”
“Io voglio sgranchirmi le gambe.”
Diciassette piattaforme metalliche occupano un prato ricoperto d'erba alta dieci/dodici/quindici/sedici centimetri. Margherite occhi di Maria e soffioni si contendono le immagini di raggi solari salvate e caricate quarant'anni prima, tra vento piatto traffico assente cani vicini non pervenuti.
La temperatura riportata nell'angolo in basso a sinistra del mio campo visivo è impostata verosimilmente sui venti gradi. Alcune AI lo consideravano ingombrante e sono riuscite a rimuoverlo modificando le impostazioni del programma, in linea con la loro personale politica di prestazioni funzionali.
Per quanto mi riguarda se potessi sudare alzerei la temperatura a trenta gradi mostrando quanta più pelle possibile; pelle naturale ricca di melanina, mica quella sintetica che si vende come rivestimento contro i raggi UV e IR.
Cicatrici di fibroblasti e collagene, non epidermidi lisce e fasulle.
Domani mattina Olivia e Rino, lə addettə alle pulizie, provvederanno a rimuovere la capsula di Tina per trasferirla a Nord, fuori città, in un impianto di smaltimento dove gli encefali verranno trasformati in concime per i boschi di latifoglie che stanno ripopolando il terreno.
“Mi piacerebbe fare una passeggiata con qualcunə che possa spiegarmi la differenza tra un frassino e un olmo. O una quercia e un tiglio.”
“Le foglie sussurrano utilizzando idiomi peculiari, resi singolari dalle loro forme.”
Il secolo delle pandemie era stato iniquo: rivolte devastatrici di metropoli e nazioni avevano intaccato in minima parte le campagne dove la vita, sebbene a rilento, si permette il lusso di estinguersi pacificamente. Niente più sogni di Marte o esplorazioni interne/esterne al Sistema Solare.
Qui da noi possiamo fornire allə ospiti sfondi tridimensionali singoli o (scelta più oculata) collettivi per ingannare l'attesa liberi dalla massa corporea deperibile che ne condizionerebbe la vita privata e/o sociale. Togliamo la carne per conservarne neuroni e sinapsi all'interno di privilegiati tecnosistemi onirici.
A partire da lunedì prossimo è previsto il cambio della trasmissione onirica da prato fiorito a calda spiaggia dorata. Belle nuotate, i gelati, baci salati e granchietti aggrappati ai piloni dei pontili ricoperti di cozze: stagione estiva di ripartenza per confortare l'animo degli ospiti.

“Un sogno artificiale è unicamente un mezzo per ritardare l'inevitabile: i bambini tengono gli occhi aperti verso lo spiraglio della porta della camera (infuso della luce che proviene dal corridoio) finché non crollano stremati.”

Interrompo l'alimentazione alla capsula di Tina e la stanza duecentottanta ripiomba nell'oblio gelido delle plafoniere, custodi del sonno contro la paura del buio.
“Ospite numero tredici disconnessa. Addio, Tina.”


Loris Pina @grissinotunatuna

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