“Come i delfini nel mare di Trieste…”

mare sospeso

di Vittorio Russo

Foto: Filippo Toscano

I delfini sono tornati nel mare di Trieste e la gente lavora da casa. I pesci nelle acque di nuovo limpide della laguna di Venezia e le città deserte. Cieli tersi color blu jeans e tricolori appesi alle finestre. Più facce della stessa realtà, quella del Coronavirus, con la natura che si riprende i suoi spazi e la vita che rallenta. Una benedizione per me, da mesi in balìa del desiderio di placare il ritmo della mia esistenza. Volevo rilassarmi standomene da solo e prendendomi una pausa da tutto, dalla famiglia e dagli amici, dal pensiero di dover far ordine dentro e fuori me stesso e dall’ossessione di essere online. Avevo bisogno di fermarmi e nascondermi dal mondo per un po’.                                                
Un’impresa improbabile, se non addirittura impossibile, nell’era della velocità, dell’iper-connessione e della visibilità a tutti i costi, con il nostro avatar pronto a fagocitarci. Una vita altra per dimostrare che sappiamo tenere il passo e che sì, in qualche modo, esistiamo anche noi. Affannati, tristi, con i pensieri sdruciti e il cuore in subbuglio, non importa. Quello che conta è esserci, se non sempre, spesso, e fomentare il nostro irreale alter-ego tramite fotografie cool, nickname d’impatto e molteplici richieste di amicizia. Insomma, un fardello difficile da scrollarsi di dosso. Poi, però, sono arrivati il Covid-19, la quarantena e il distanziamento sociale e ho pensato che fossero l’occasione giusta per staccare la spina.
E così, in un tempo che ha messo tutto tra parentesi, ho rispolverato un mondo e un modo di vivere quasi dimenticati. Ho ritrovato il suono del mare, prima sovrastato dai rumori della città, e il piacere di mettere la pentola sul fuoco per cucinarmi e non più per riscaldare cibi precotti. Non ho più fretta. Ho apprezzato la bellezza di evadere al sole sul balcone e restare lì, con l’odore di fresie nel naso, fin quando mi va. Non ho nessuno che mi aspetta. Ho riscoperto l’effetto benefico della lettura e quello onirico della scrittura, le mie passioni. Ho tutto il tempo per sognare. Ho scoperto che vivere disconnessi si può e che la sensazione di non avere notifiche sull’iPhone è qualcosa di inenarrabile. Soprattutto, ho capito quanto sia inutile provare a pianificare e a mettere in ordine la propria vita, ora sfidandone gli imprevisti, ora scendendo a compromessi con la casualità.

Perché ci sarà sempre qualcosa o qualcuno disposto a creare altro caos.                        
Per questo motivo, ho deciso sarebbe stata proprio la casualità a determinare, d’ora in poi, il mio cammino. Sì, ho pensato che sarà bello lasciare carta bianca alla vita e seguire la traiettoria della sua penna. Dovrà essere lei a stabilire il periodo a me più consono e toccherà a lei indicarmi ogni volta dove porre una virgola, dove un punto e virgola e dove i puntini sospensivi. Spetterà a lei suggerirmi il giusto uso delle parentesi e, soprattutto, sarà suo il compito di mostrarmi dove mettere un punto fermo e quando andare da capo.     
Ecco, proprio com’è successo ai delfini, che nel mare di Trieste sono tornati a incantarci e ad attirarci come sirene buone, anche a me il Coronavirus ha permesso di riappropriarmi del mio spazio. L’ha fatto dandomi la possibilità di ripristinare una parte di me stesso e di conferirle un colore nuovo, lo stesso che ora brilla nei canali di Venezia, la cui acqua verde pare restaurata da un Canaletto o un Bellotto redivivi. E con lo spazio, ho ritrovato anche il mio tempo. Del quale proverò a non dimenticare il valore.

Vittorio Russo (@vittoriomela)

Abbiamo scelto questa foto perché ci sembra possa rappresentare al meglio lo stato d’animo di sospesione e isolamento dal mondo che ognuno di noi riesce a trovare guardando il mare, in qualsiasi posto del mondo si trovi.

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Anna e Filippo Toscano

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