Contactless – “Back Home”

“Contactless” è la nostra prima raccolta di racconti. Questo è un estratto da “Back Home” di Clara Danubio: 



Il dottore aveva un non so che di buffo e amichevole, che gli
fece provare un’improvvisa sensazione di leggerezza e un affetto quasi
fraterno per quello sconosciuto che metteva mano sul suo stesso dolore,
più in là della pelle e delle ossa.
“Dobbiamo andare più in profondità...” Spalancò gli occhi inarcando le sopracciglia folte, la fronte si corrugò in un’espressione
seria e attenta, di chi ha intenzione di rimboccarsi le maniche per
risolvere una faccenda complessa [...]
Era forse lui a non riuscire più a lasciarsi andare con gli
altri? O aveva effettivamente bisogno di qualcosa, nei rapporti umani,
che molte persone non erano in grado di dargli?
Sicuramente non era l’uomo di qualche anno fa, era diventato più
riservato, testardo e intransigente su molti aspetti. Perché le amicizie
maschili dovevano essere tutte improntate su un falso e superficiale
cameratismo? Era stufo di dover rientrare in dei canoni, in degli schemi sociali che iniziavano a stargli stretti, aveva bisogno di persone sincere e profonde intorno a lui, qualcosa di più di qualche compagno con cui giocare a calcetto e scolarsi un bicchiere di whisky.
“Comunque, se può consolarti anche a me era successo...”
“Cosa?”, domandò Giorgio, archiviando per un attimo la mole di
pensieri che si aggrovigliavano nella sua mente.
“Con mia moglie, cinque anni fa. Ci eravamo spenti, perciò
avevamo deciso di prendere un time-out.”
“Capisco... E poi com’è andata?”
“Alla fine, bene, ci siamo riconciliati. Però è stato difficile,
soprattutto all’inizio. Anche se non sai se poi sarà una separazione
definitiva, ti senti crollare il mondo addosso e non sai proprio dove
sbattere la testa.”
“Mmm... sì, è esattamente quello che provo io.”
“Chiamami pure Antonio. Sento che siamo entrati in sintonia”.
Improvvisò una smorfia simpatica, che fece ridere Giorgio sotto i baffi,
mentre annuiva davanti a quella constatazione.
“Posso chiederti come avete fatto a ritrovarvi?”
“Beh, sai... il lavoro ci stava mangiando vivi, poi quando metti
su famiglia, hai dei bambini... ti stravolgono la vita, nel bene eh, sia
chiaro. Però ecco, non riuscivamo più a ritagliarci un nostro spazio, del
tempo tutto per noi. C’era sempre qualcosa da fare, qualcosa che veniva
prima. Così, rimandando, un giorno dopo l’altro ci siamo ritrovati
praticamente ad essere due estranei.”
“Pazzesco... sembra la mia storia!”
“Alla fine, sono tutte molto simili. Quello che cambia, il fattore
x come lo chiamo io è sempre e solo uno: l’amore. Se c’è quello, si
supera tutto, anche questi momenti di fragilità. Del resto, siamo umani,
che ci vuoi fare? Prima o poi cadiamo tutti in una di queste stupide
trappole della vita, e allora possiamo solo affidarci alle nostre forze,
issare le vele e sperare di tornare presto col vento a favore.”
“Sei proprio saggio, Antonio, è illuminante parlare con te.
Praticamente oltre ad essere un fisioterapista sei anche uno psicologo!”
“No... di tecniche non ne conosco nemmeno una. Non ho
studiato per questo... però ho sempre sospettato che la scienza non fosse
tutto, ecco, questo sì. Esiste qualcosa di molto più grande, il mondo delle nostre emozioni, dei legami che instauriamo con altre persone, è un
miracolo, non credi? Che siamo qui, tutti diversi ma così simili... non
credo proprio che sia una coincidenza. Qualcuno li deve aver mandati
qui tutti insieme per una ragione, altrimenti potevano mandarci una sola
persona!”. Esplose in una risata sonora, al che anche Giorgio non riuscì a trattenersi.


Clara Danubio @istantidipoesia


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