“Una camera in penombra…”

di Anna Toscano @rossofloyd; artwork: @jingzhiyong.

Scena IV – Il sogno Lucydo

Personaggi: Vanny e Lucy

[Una camera in penombra di una casa di campagna, la luce della luna taglia a metà il tavolo di legno proprio sotto la finestrella. Due interlocutori si guardano fisso negli occhi. In sottofondo, un’orchestra di cicale e rumore di foglie che si muovono col vento. Un paesaggio campestre spunta dalla piccola finestra in alto e il folto ramo di un albero fa avanti e indietro, ondeggiando.]

Vanni: “Da quanto, quindi, non provi effettivamente qualcosa di vero?”

Lucy: “Non saprei dirlo, veramente.”

[Lucy fa una smorfia pensierosa e accende nervosamente una sigaretta.]

Lucy: “Sai, ieri notte ho fatto un sogno strano.”

Vanni: “Io c’ero?”

Lucy: “Non ricordo, forse sì, sul finale.”

Vanni: “Allora? Non me lo racconti?”

[Lucy fa una lunga pausa, un grosso sospiro di fumo, spegne la sigaretta nel posacenere]


Lucy: “Firenze era gelida, echeggiava il mio passare. Non so perché mi trovavo lì, ero in uno dei vicoli che portano a Piazza della Signoria. A un certo punto, arriva un tizio sconosciuto che mi dice:

- Tutto questo è di carta, lo sai? Volerà via…

- Perché dici così? Mi sembra solida questa realtà. Gli rispondo io

- Ti basterà guardare un po’ più in profondità per vedere che cammini su fondamenta di carta…

- Non è vero! Firenze è più vera che mai, oggi.

- Ma se non sai neanche che…

- Non so che cosa?

- Non sai neanche che stai dormendo, come fai a sapere la verità?

- Sto benissimo che sto dormendo…e tu non sei neanche reale! Rispondo io, irritata.

- Dicono che tu sia morta dicendo la verità o cercando di non dirla. Di non ammettere a te stessa quale sia, questa verità. Ma poso svelarti un segreto? Nessuno la dice più.

- Nessuno dice più la verità?
- No, nessuno la dice più. E tu sei già morta, ma neanche lo sai.

- Perché mi dici questo? Sto solo dormendo, non sono morta.

- Credi ci sia qualche differenza? Tu pensi alla morte continuamente, anche quando dormi.

- Non è vero.

- Sì che lo è…

- Sei solo un’altra bugia, un’altra trappola della mia mente.

- Ti sei mai chiesta che fine abbia fatto? Dove sia andato a finire? O è stato così facile dimenticarmi e non pensarci più?

A quel punto sono rimasta immobile e mi sono resa conto che il mio interlocutore non era uno sconosciuto, ma era un fantasma del passato. Una persona che ora non c’è più. Come avevo fatto a non riconoscerlo? Era così chiaro ora, il suo viso…una volta mi era stato così familiare.
Non sapevo più cosa rispondere, così sono scappata via. E lui mi ha urlato dietro:

- Lo so che ci sono ancora da qualche parte, Veronica, lo so! Devi solo farmi uscire...

Io corro come se mi stesse inseguendo un mostro, corro come mai in vita mia e poi vedo tutto intorno a me crollare e disintegrarsi, le case cadere come fossero fatte di carta. Lui aveva ragione: era tutto falso, fragile, effimero…e stava cadendo a pezzi come un castello di carte da gioco. La mia bellissima Firenze, un tempo tanto amata.

- Erano anni che non ci venivo, a Firenze. Sussurro tra me e me.

Attraverso il corridoio degli Uffizi, saluto le statue dei grandi poeti del passato, le guardo disintegrarsi come fossero di gesso, di polvere bianca. Vado verso il fiume…mi affaccio a Ponte vecchio, per guardare tutto crollare su sé stesso.
Lo strano interlocutore si materializza di nuovo accanto a me…stavolta sorride.

- Te l’avevo detto…

- Rimani con me, ti prego non lasciarmi morire da sola. Gli dico, stringendogli la mano.

- Non ti lascerei mai, sei tu che hai lasciato me.

- Non l’ho fatto apposta, lo sai. A questo punto inizio a piangere, a disperarmi.

- Lo so, in fondo lo so. Ma ancora, forse, non ti ho perdonata.

- È per questo che sei nel mio incubo peggiore.

Lui mi guarda sorridendo, prima che tutto si sbricioli sopra di noi. Firenze sta scomparendo, così come noi. Non c’è nessun altro lì, nessuno che pianga questo disastro terribile. Eppure io sono serena, a quel punto. Sono serena, se muoio insieme a lui.”
Vanni: “Finalmente…ci sei riuscita.”

Lucy: “A fare cosa?”

Vanni: “A parlare di lui…”

Lucy: “Di lui chi?”

Vanni: “Come di lui chi? L’hai sognato ieri, no?”

Lucy: “Di chi stai parlando? Era solo un sogno…”

Vanni: “Ma che cazzo ti prende? Perché fai finta che non sia mai esistito? So che è difficile dimenticare, è più facile cancellare, ma potrebbe farti anche bene parlarne ogni tanto…altrimenti lasci che tutto marcisca dentro di te.”

Lucy: “Ma cosa cazzo stai dicendo?”

Vanni: “Credo che io non ci pensi mai? Ti ricordo che era il mio migliore amico!”

[Lucy rimane interdetta, immobile non muove un muscolo. Inizia a sudare freddo e sbianca visibilmente.]

Vanni: “Lucy, ti senti bene? Scusa, ho esagerato…non volevo.”

[Vanni si alza per abbracciarla. Al primo tocco lei lo scaccia e inizia a respingerlo violentemente]

Vanni: “Ma che cosa diavolo ti prende?”

Lucy: “Non toccarmi!” Urla fuori di sé.

Vanni: “Ma…che cosa?”

[Lucy corre verso la porta, afferra la borsa e il giubbotto di pelle e la sbatte dietro di sé con violenza, uscendo definitivamente di scena.]


Anna Toscano @rossofloyd

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